Dietro le quinte della piattaforma digitale che custodisce il patrimonio archeologico di Roma.
Dietro il WebGIS di SITAR, che permette a studiosi, professionisti e cittadini di esplorare migliaia di indagini archeologiche condotte sul territorio di Roma, si trova un’architettura digitale articolata, progettata per gestire con efficienza un patrimonio documentale imponente: circa 7.000 indagini, oltre 20.000 ritrovamenti e più di 50.000 allegati.
Il cuore del sistema è composto da una serie di micro-servizi che lavorano in sinergia. Un gateway di sicurezza gestisce l’autenticazione degli utenti e instrada le richieste verso i diversi componenti della piattaforma, filtrando in base al ruolo e all’organizzazione di appartenenza. Le API REST, il vero motore applicativo di SITAR, si occupano della visualizzazione e della modifica dei dati contenuti nella banca dati. Nella Digital Library, un ulteriore servizio dedicato, si occupa della scansione OCR dei documenti caricati e della loro indicizzazione, rendendo possibile la ricerca testuale all’interno di migliaia di file.
Sul fronte geografico, un server open-source gestisce l’elaborazione e la pubblicazione dei dati geospaziali secondo standard aperti, mentre un sistema di cache ottimizza il caricamento delle mappe per una consultazione rapida sia da desktop che da dispositivi mobili. A supportare le funzionalità di ricerca avanzata interviene un server PostgreSQL, capace di scalare su grandi volumi di dati e di restituire risultati pertinenti in tempi rapidi, affiancato da strumenti di raccolta e trasformazione dei dati e da dashboard di gestione e visualizzazione.
L’intero impianto informativo si appoggia su un database relazionale con estensione spaziale, che garantisce l’integrità e la coerenza dei dati nel tempo, e su un sistema dedicato all’archiviazione sicura di documenti e immagini.
Completano l’infrastruttura i servizi per la gestione della posta in uscita, per la pubblicazione del sito di presentazione — sviluppato nel rispetto delle linee guida per l’accessibilità — e per il versionamento del codice sorgente, che consente al team di sviluppo di lavorare in modo coordinato e di rilasciare aggiornamenti attraverso processi automatizzati di integrazione e distribuzione continua.
Un’infrastruttura pensata, dunque, non solo per garantire prestazioni e affidabilità, ma anche per restare aperta, interoperabile e in continua evoluzione, proprio come il patrimonio archeologico che è chiamata a custodire e a raccontare.
Per chi desidera approfondire ogni singolo componente della piattaforma, è disponibile la pagina dedicata ‘Piattaforma Digitale’ – Infrastruttura Tecnica.