Pubblicati gli Atti del IV Convegno di Studi SITAR 2015

  • Roma, 13 novembre 2017

    Sono stati pubblicati gli Atti del IV Convegno di Studi SITARPensare in rete, pensare la rete per la ricerca, la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico“, a cura di Mirella SerlorenziIlaria Jovine, nel Supplemento 9, 2017 della rivista on-line e open access «Archeologia e Calcolatori» (CNR-ISMA – All’Insegna del Giglio).

    Nel volume sono raccolti i numerosi contributi istituzionali, di ricerca e di approfondimento sulle tematiche affrontate nel corso del convegno tenutosi a Roma, presso il Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo alle Terme, il 14 ottobre 2015.
    Indice del volume

    Come da tradizione pluriennale della Rivista «Archeologia e Calcolatori», il volume è disponibile sia in versione a stampa, sia on-line sul portale della Rivista (open access).

  • Nella periodicità a cui i Convegni intorno al SITAR ci hanno abituati, sono stati di volta in volta affrontati problemi differenti, che fotografano lo status quaestionis del momento e rappresentano uno snodo significativo. Anche gli atti che ora si pubblicano, a distanza di un paio d’anni dal Convegno e con un distanziamento corretto e consapevole, si inseriscono in tale quadro, traendo spunto dal problema della gestione dei dati, anche in grande mole. I contenuti del volume, scandito per registri problematici, sono riconducibili a tre filoni, peraltro interconnessi, che comprendono la catalogazione con le correlate istanze normative dei linguaggi, le applicazioni GIS variamente esemplificate e le banche dati, declinate anche nel senso della comunicazione al grande pubblico.

    Fattore accomunante e onnicomprensivo è, peraltro, il concetto di rete, evocato già nel titolo come contenuto e strumento al tempo stesso, chiave ottimale nella quale trovano collocazione le grandi moli di dati via via proposti e analizzati: la rete, non solo nel senso della traduzione letterale del termine web, costituisce il quadro per comprendere la nuova organizzazione del sapere generata da Internet, la cui articolazione “in entrata” è certamente gerarchica nella costruzione, mentre nella fruizione “in uscita” diventa paratattica e associativa; ma tale diviene ancor di più in un universo digitale ormai “liquido”, in cui il pensiero stesso si plasma attraverso la ricerca e l’estrazione del dato (data retrieval), prontamente indicizzato da motori di ricerca sempre più performanti, e si struttura secondo i criteri associativi del link. Temi come questo, anche dal punto di vista delle prospettive cognitive, meritano un’analisi approfondita a parte, ma vanno almeno menzionati alla luce dei contributi del volume.

    Al tempo stesso la rete, da intendere anche come infrastruttura fisica, si fa veicolo di problematiche inimmaginabili fino a pochi anni fa: oltre alla presentazione delle novità e dei possibili sviluppi, più di un testo contenuto nel volume rispecchia l’importante fase di ripensamento, anche giuridico, in materia di Open Data, da un lato ripercorrendo la parabola dell’apertura conseguente a una diversa concezione delle licenze e delle proprietà dei dati, dall’altro volgendosi a nuovi utilizzi, e riutilizzi, che di questi si possono compiere: un delicato punto su cui il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo si sta impegnando con politiche ampie, ma che scaturisce da una concomitanza di dati storici (dalla Glasnost di Gorbacëv, a Obama; ma non si dimentichi l’Amministrazione come “casa di vetro”, secondo la definizione di Filippo Turati agli inizi del Novecento) e di conseguenti portati del pensiero. Come è stato largamente riconosciuto, l’apertura dei dati ha comportato una Archeologia e Calcolatori Supplemento 9, 2017, 7-8 8 E. Calandra democrazia digitale totale e per fortuna irreversibile: non va tuttavia trascurato che se la quantità dei dati scaricabili o comunque consultabili on line aumenta esponenzialmente, non può mancare una parallela consapevolezza critica nella ricerca, nell’individuazione e nell’uso di essi: il volume offre un ricco ventaglio in questo senso, presentando un settore specifico, relativo all’archeologia.

    Nell’ambito delle novità prospettate non può d’altra parte mancare uno spunto critico, guardando ai sistemi informativi territoriali, alle banche dati e alla realtà aumentata: tutti sono divenuti centrali e imprescindibili negli ultimi anni per chi fa ricerca archeologica e si avvicina a un territorio o a un sito, e costituiscono una sorta di nuova rappresentazione della realtà, almeno in senso archeologico, non diversamente dai sistemi informativi diffusi dal web e sui dispositivi individuali, che rischiano di divenire in certi casi una realtà parallela e falsante: massima deve essere pertanto l’attenzione, da parte di chi opera nel campo, nel porsi domande e obiettivi puntuali, cui corrispondano risposte circoscritte e mirate.

    Infine, una tendenza si coglie, non intenzionalmente esplicitata ma presente in vari contributi: la consapevolezza che alla logica dell’interoperabilità dei dati, sostenuta soprattutto nel primo decennio del nuovo millennio, si sta affiancando quella più permeabile dell’integrazione di essi.

    Elena Calandra
    Istituto Centrale per l’Archeologia