Linee Guida e standard documentali SITAR

Linee guida e standard per il trasferimento dei dati territoriali archeologici nel SITAR – versione 1.00, pubblicata in data 06/05/2015

  • Premessa: finalità del documento

    1. Soggetti destinatari

    2. Procedura di trattamento, predisposizione e trasferimento dei dati territoriali archeologici

    2.1 Figure, competenze e fasi del processo di trasferimento dei dati nel SITAR

    2.2 Rilascio delle credenziali personali di accesso alla piattaforma web del SITAR

    2.3 Predisposizione dei dati

    2.3.1 Documentazione amministrativa

    2.3.2 Documentazione scientifica

    2.3.3 Documentazione fotografica

    2.3.4 Elaborati grafici

    2.4 Indicazione della licenza d’uso dei dati e degli allegati documentali digitali

    3. Contatti

    Nota bibliografica

    Flow-chart di trattamento, predisposizione e trasferimento dei dati archeologici territoriali

    Allegati

  • L’obiettivo primo del SITAR, legato sin dalla nascita alla condivisione dei dati e all’arricchimento continuo del patrimonio archeologico della città da parte di più utenti, anche esterni all’amministrazione, fa sì che il funzionamento del sistema informativo della SSCol sia regolato da alcuni semplici accorgimenti, ovvero da standard minimi, che dovranno essere utilizzati da tutti coloro che lavorano sul territorio di Roma al fine di rendere possibile l’omogeneizzazione dei dati, l’auto-implementazione del sistema e l’interoperabilità tra banche dati diverse.

    Il presente documento, definito “Linee guida e standard”, chiarisce le procedure con cui i dati provenienti da indagini archeologiche vengono trasferiti nel SITAR fornendo all’utente un manuale d’uso per potersi allineare alle procedure adottate.

    Questo documento, pertanto, contribuisce ad allineare i processi operativi in atto presso la SSCol al più ampio quadro nazionale e internazionale di iniziative di digitalizzazione, sistematizzazione e apertura delle risorse culturali.

    In tale prospettiva, le “Linee guida e standard” del SITAR si ispirano, tra gli altri riferimenti vigenti, ai requisiti minimi definiti dal Decreto Ministeriale del 24 gennaio 2007, dalle due Commissioni Paritetiche MiBACT – MIUR, dalle direttive su archeologia preventiva (artt. 95-96 D.lgs. 163/2006), cartografia delle “potenzialità archeologiche” (Linee guida 2014), dati di pubblico dominio, open data, open access, patrimonio digitale e turismo (Raccomandazioni MiBACT per le Istituzioni culturali, 2014); alle normative di catalogazione emanate dall’ICCD; alla legge sulla trasparenza amministrativa (L. 241/1992), al Codice dell’Amministrazione Digitale (D.L. n. 83/2012), alle normative sul Diritto d’Autore e sulla costituzione di banche dati e sull’interscambio dei dati tra le pubbliche amministrazioni; alle direttive nazionali ed europee in tema di trattamento dei dati territoriali, interscambio e interoperabilità tra sistemi e servizi informativi pubblici, tra cui i Decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri sul Sistema geodetico nazionale e sul Repertorio Nazionale dei Dati Territoriali, 2011; le Linee guida per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico, Agenzia per l’Italia Digitale, 2014; la Direttiva INSPIRE 2007, e loro modifiche, integrazioni e recepimenti successivi; le iniziative europee sugli Open Data e sull’Open Access.

    Infine, un asse di cooperazione metodologica per la condivisione dei dati archeologici pubblici aperti è stato sancito grazie alla integrazione dei dataset SSCol – SITAR tra le risorse scientifiche condivise nell’ambito del Progetto europeo ARIADNE (FP7/2013-2017), attraverso un apposito Cooperation Agreement siglato dal MiBACT – ICCU e dalla SSCol con il Consorzio di ricerca del progetto stesso.

    Nel rispetto dei riferimenti normativi vigenti, i dataset del SITAR vengono pubblicati secondo le più opportune modalità e con particolare riguardo ai seguenti obiettivi:

    • messa a sistema dei dati SITAR con le altre banche dati pubbliche di carattere scientifico e amministrativo, anche mediante web services dedicati;
    • subset di informazioni “minime”, profilati rispetto alle diverse utenze resi accessibili attraverso le applicazioni della piattaforma webSITAR a vantaggio delle diverse comunità di interesse, in particolare quelle collegate dalla Rete italiana della Ricerca e dell’Educazione del Consortium GARR e della federazione di identità digitali istituzionali IDEM, cui la SSCol afferisce già dal 2012;
    • garanzia della tracciabilità dei dati archeologici territoriali primari e di quelli da essi derivati, con una netta distinzione tra elaborati d’archivio/nuovi dati prodotti sul terreno, e loro piena tutela giuridica, e informazioni di metadatazione elaborate dalla SSCol ai fini del popolamento del catasto archeologico digitale del SITAR;
    • distinzione tra i casi di presenza archeologica accertata (ovvero presunta da indagini non intrusive), assenza accertata (o presunta da indagini non intrusive), e non evidenza (nel caso di scavi, saggi, trincee, geognostica, etc. che non hanno potuto raggiungere i bacini archeologici e/o le litologie locali);
    • riconoscimento costante della paternità dei dati di base, con riferimento esplicito all’autore/i del dato e dell’elaborato d’archivio che lo rappresenta; nonché di casi di temporanea parzialità dell’intero complesso documentale relativo ad una o più evidenze note da archivio e bibliografia;
    • riferimento al Funzionario della SSCol sotto la cui direzione sono state condotte le ricerche ed eventualmente anche responsabile della validazione dei dati e dei contenuti informativi derivati all’interno della banca dati del SITAR;
    • riferimento al Funzionario della SSCol cui compete per zona o servizio specifico la responsabilità della piena validazione e aggiornamento dei dati confluiti e pubblicati nella piattaforma webSITAR;
    • associazione di una licenza d’uso del singolo dato e/o documento digitale correlato, ai fini del riutilizzo delle risorse informative della SSCol per scopi di ricerca, studio, finalità creative personali ovvero commerciali;
    • realizzazione di piattaforme e infrastrutture digitali a supporto della sistematizzazione e disseminazione della conoscenza archeologica;
    • amplificazione degli esiti della ricerca applicata al Patrimonio Culturale.
  • Per quanto premesso, queste linee guida si rivolgono anzitutto agli attori della ricerca archeologica e geologica, della tutela e della valorizzazione del patrimonio, che operano su mandato, concessione o comunque in accordo con l’Istituto, e in particolare a:

    • personale scientifico e tecnico delle Istituzioni accademiche e della Ricerca, pubbliche e private, anche estere;
    • archeologi e geologi professionisti;
    • altre categorie professionali tecniche tra cui ingegneri, architetti, geometri,avvocati, notai, archivisti;
    • personale scientifico e tecnico degli enti locali, delle rispettive agenzie e società controllate;
    • personale scientifico e tecnico delle altre Soprintendenze territorialmente competenti nelle aree limitrofe a Roma e Fiumicino e degli altri Istituti e dell’Amministrazione centrale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo;
    • tutti coloro che abbiano interesse a conoscere il patrimonio archeologico di Roma.
  • Le procedure descritte sono volte alla migliore e più rapida estrazione delle informazioni dagli apparati documentali tradizionali o dai dataset di nuova produzione, al fine primario della loro messa a sistema nella piattaforma webSITAR. La trascrizione dei dati identificativi essenziali delle ricerche e degli esiti scientifici diviene in tal modo il primo atto della digitalizzazione e metadatazione delle elaborazioni scientifiche che ne derivano, facilitando da un lato l’organizzazione e il popolamento dell’archivio digitale della SSCol, dall’altro l’indicizzazione dell’archivio amministrativo.

    Per tali obiettivi, i dati di dettaglio vanno ricondotti nella logica di strutturazione propria del SITAR e devono essere correttamente “tradotti” in entità di tipo “Origine dell’Informazione” (OI; dati informativi, amministrativi, scientifici e metodologici del singolo intervento trattato), “Partizione Archeologica” (PA; dati scientifici di dettaglio della singola evidenza registrata, anche nel caso di strati di riporto di età moderna e contemporanea e substrati geo-litologici) e ove possibile di “Unità Archeologica” (UA; dati scientifici di dettaglio del singolo monumento o complesso archeologico). Per la definizione delle classi logiche del SITAR vedi la sezione “L’architettura logica”.

    Le linee guida e gli standards SITAR, pertanto, si rivolgono ai casi di trattamento e di predisposizione sia di dati già presenti negli Archivi della Soprintendenza in formati differenti, sia di informazioni e conoscenze di nuova costituzione, registrate secondo i più recenti paradigmi metodologici e tecnologici.

  • Il processo di inserimento dei dati archeologici territoriali nella piattaforma webSITAR è consecutivo (per i dati pregressi) alla conclusione del cantiere di scavo, restauro o delle attività di studio, oppure esso può essere parallelo (per i dati nuovi) al loro progredire.

    Il coordinamento delle attività di trascrizione dei dati archeologici territoriali è compito dell’Ufficio SITAR.

    Nello specifico, si prevede che:

    • per l’inserimento dei dati si debba fare riferimento al codice numerico univoco di “Origine dell’Informazione” (OI) fornito dall’Ufficio SITAR; in alternativa, per i primi mesi di messa a regime delle procedure, l’Ufficio SITAR potrà provvedere all’inserimento dei dati compatibilmente con la programmazione delle ordinarie attività di data entry;
    • per i dati pregressi, sia l’Ufficio SITAR a procedere all’immissione;
    • in ciascun caso, l’evidenza di un contesto di indagine, restauro o studio non ancora censito nella banca dati del SITAR, venga resa in forma di nuovo record di OI, per mezzo dell’applicazione webGIS;
    • l’intervento venga rappresentato, in tal modo, sotto forma di uno o più poligoni relativi alle aree di indagine corredati dai dati identificativi essenziali;
    •  al record di OI vengano correlati uno o più documenti digitali, opportunamente trattati e metadatati, sempre per mezzo della piattaforma webSITAR;
    • per ciascuna acquisizione derivata da scavi, indagini, restauri o studi territoriali o monografici, venga fornita una corrispondente evidenza nella banca dati del SITAR;
    • per ciascun monumento o complesso archeologico già noto e oggetto delle ricerche, restauri o studi, venga fornita l’opportuna evidenza;
    • al Funzionario competano il controllo costante e la validazione progressiva dei dati archeologici territoriali e degli elaborati digitali correlati, disponibili nella piattaforma web del SITAR.
  • Per l’accesso alla piattaforma web del SITAR, gli utenti dispongono di due vie alternative, in base alle proprie esigenze operative:

    • l’accesso pubblico per la consultazione di una parte delle informazioni della banca dati;
    • l’accesso autenticato per le attività di consultazione avanzata e, per quegli utenti provvisti di appositi permessi, di inserimento dei nuovi dati archeologici territoriali nella piattaforma web.

    Le credenziali personali di accesso vengono rilasciate dal Servizio SITAR della Soprintendenza e vengono associate ad uno specifico profilo operativo  attraverso due fasi, di cui la seconda opzionale:

    • la prima fase dell’attribuzione delle credenziali si svolgerà a breve in piena autonomia per i nuovi utenti, ricorrendo alla procedura di auto-registrazione che è in corso di rilascio sul portale web http://archeositarproject.it/. Nelle more dell’attivazione di tale procedura, le credenziali personali di accesso vanno richieste agli indirizzi email archeositarproject.it@beniculturali.it e adt.andrea.detommasi@gmail.com , indicando i seguenti dati personali: nome, cognome, eventuale ente o azienda di affiliazione, e un indirizzo email che verrà utilizzato anche quale username. In questo modo l’utente viene registrato per la prima volta sulla piattaforma e gli viene attribuito un profilo di base di accesso e uso, che gli consente di navigare nell’ambiente cartografico del WebAIS e consultare le informazioni di pubblico dominio, le sezioni informative, le guide in linea e altre risorse digitali in corso di implementazione:
    • la seconda fase, che è opzionale e prende avvio solo dietro specifica richiesta dell’utente e/o del Funzionario SSCol con cui lo stesso collabora, può prevedere un’assegnazione di permessi di lettura più ampi e anche di scrittura/modifica dei records, sempre nel pieno rispetto delle policies di accesso e uso della piattaforma web del SITAR e della banca dati della SSCol.

    Gli utenti della Rete Nazionale dell’Educazione e della Ricerca “GARR-X”, che sono già in possesso delle credenziali personali rilasciate dalla propria istituzione di afferenza, a breve potranno accedere con il loro account, in modalità di consultazione, alla piattaforma web del SITAR, grazie ai servizi di autenticazione offerti dalla Federazione di identità digitali IDEM (IDentity Management), gestita dal Consortium GARR (https://www.idem.garr.it/).

  • I dati archeologici territoriali da trasferire nella piattaforma SITAR devono essere ricondotti alla struttura logica e informativa dei record di tipo “Origine dell’Informazione”, “Partizione Archeologica” e, ove possibile, “Unità Archeologica”. Pertanto, è fondamentale rispettare le modalità di trattamento e predisposizione descritte nelle presenti linee guida (cfr. anche la sezione “L’architettura logica”).

    In tal senso, chi è incaricato della consegna della documentazione scientifica, grafica e fotografia  in relazione a ciascun intervento di indagine archeologica, geognostica, di restauro o di studio specialistico, dovrà assicurarsi di presentare almeno tutti i seguenti elaborati digitali, completi di tutti i metadati necessari dettagliati di seguito caso per caso, da predisporre nei formati specificati e su supporti rigidi quali CD e DVD.

  • La Documentazione Amministrativa dovrà essere costituita da:

    – nota di consegna della documentazione contenente l’elenco degli elaborati presentati, che verrà acquisita in formato digitale dall’utente dopo l’apposizione del numero di protocollo SSCol.

    I documenti contenuti nell’unico elaborato pdf vanno archiviati nella banca dati della Soprintendenza; l’accesso in consultazione e il download dei file della documentazione amministrativa, allegati alle schede di Origine dell’Informazione, è consentito liberamente senza permessi autorizzativi specifici.

  • La Documentazione Scientifica, da consegnare in un unico elaborato in formato .pdf con denominazione tipo del file “DS_OI [codice dell’Origine dell’Informazione].pdf”, dovrà avere un frontespizio con i seguenti metadati:

    • Autore/i del documento: [indicare il nome del redattore/i del documento]
    • Tipo del documento: [“elaborato descrittivo”]
    • Titolo: [“documentazione scientifica”]
    • Descrizione: [indicare il contenuto del documento]
    • Riferimento ai codici SITAR: [indicare l’eventuale numero di OI-PA-UA già in possesso dall’utente]; NB: il codice SITAR dell’Origine dell’Informazione viene rilasciato dal Servizio SITAR, attualmente dietro richiesta del Funzionario SSCol, di un suo assistente o di un suo delegato, inoltrata all’indirizzo email del Servizio SITAR (archeositarproject@beniculturali.it)

    L’elaborato pdf dovrà contenere:

    • una scheda sintetica con le informazioni generali sull’indagine svolta, OI, da compilare secondo il fac-simile allegato A del presente documento (per una breve descrizione su come identificare una OI si veda l’allegato E).
    • una relazione sintetica dell’intervento svolto con un’introduzione di carattere topografico e metodologico che contestualizzi l’area d’indagine all’interno del tessuto urbano attuale e indichi le metodologie di lavoro adottate. Una breve descrizione della sequenza delle evidenze individuate, dagli strati di riporto di età moderna e contemporanea, a tutti i principali rinvenimenti archeologici, fino alla stratigrafia geo-archeologica e geologica di base, divisa in fasi diacroniche e/o per periodi. È necessario mantenere una precisa corrispondenza tra la denominazione adottata nella Documentazione Scientifica e quella utilizzata nella Documentazione Grafica corrispondente;
    • una scheda sintetica con le informazioni principali per ciascuna evidenza o insieme di evidenze individuate che condividano i medesimi caratteri di cronologia e funzione, ovvero per ciascuna Partizione Archeologica, da compilare secondo il fac-simile allegato B del presente documento.

    Per una breve descrizione su come identificare una Partizione Archeologica si veda l’allegato E.

    Per ciascuna scheda di PA si dovranno fornire almeno le seguenti informazioni:

    • Partizione Archeologica: numero progressivo identificativo univoco della PA, attribuito dall’autore all’interno dell’insieme documentale (nella relazione archeologica, più eventualmente in altri elaborati descrittivi e/o in planimetrie, sezioni e prospetti, e nella documentazione fotografica). NB: il numero progressivo della PA attribuito univocamente dall’autore all’interno della propria documentazione, viene sostituito dal codice SITAR della PA attribuito automaticamente dal sistema all’atto dell’inserimento dei dati archeologici nel webAIS della Soprintendenza;
    • Descrizione: una breve descrizione di ogni PA;
    • Quote: indicare le quote assolute massime e minime in metri s.l.m. di ogni PA;
    • Cronologia: indicare per ciascuna Partizione Archeologica, laddove sia possibile:  l’impianto/fondazione, vita/uso e abbandono, destrutturazione; per ciascuno di essi specificare gli estremi cronologici in forma testuale (ad es. “età augustea”) e/o in forma numerica, nel caso di datazioni ad annum oppure di particolari intervalli di datazione;
    • Tecniche edilizie: una descrizione sintetica delle tecniche edilizie attestate e dei rivestimenti parietali e pavimentali conservati in situ;
    • US: l’opportuna indicazione dei numeri di US/USM, nonché di altre informazioni (ad es.: numero di saggio o trincea, ambiente/vano, etc.) utili ad individuare in maniera univoca le PA rappresentate e descritte nella relativa documentazione grafica;
    • Relazione e/o diario di scavo: riferimento alla pagina della relazione e/o diario di scavo;
    • Documentazione grafica: riferimento alla documentazione grafica.

    I documenti contenuti nell’unico elaborato pdf vengono archiviati nella banca dati della Soprintendenza; l’accesso in consultazione e il download dei file documentali allegati alle schede di Origine dell’informazione, di Partizione Archeologica e di Unità Archeologica pubblicate nella piattaforma web del SITAR, è consentito alle sole utenze provviste di permessi autorizzativi specifici (inserire link alla pagine profili utenze SITAR), ad eccezione delle immagini e dei documenti amministrativi, la cui consultazione è consentita liberamente senza permessi autorizzativi specifici.

    I metadati descrittivi dell’elaborato unico pdf di documentazione scientifica, quali informazioni essenziali di indicizzazione, sono accessibili per tutti gli utenti della piattaforma web SITAR.

  • La documentazione fotografica digitale, da consegnare in formato .jpg o .tif, dovrà essere posta in una cartella denominata DI (Documentazione Iconografica), all’interno della quale dovrà esserci uno o più frontespizi in formato .pdf, ciascuno per ogni immagine o gruppo di immagini, con i seguenti metadati:

    • Autore del documento: [indicare il nome del produttore del documento]
    • Tipo del documento: [“Documentazione iconografica”]
    • Titolo: [indicare uno o più titoli tra: Foto Generale, Foto Particolare, Ripresa Video, Foto Storica, Veduta Storica, Planimetria Storica]
    • Descrizione: [indicare il contenuto del documento]
    • Riferimento ai codici SITAR: [indicare l’eventuale numero di OI-PA-UA già in possesso dall’utente].

    La documentazione fotografica dovrà contenere una selezione di immagini significative del contesto di indagine (ad es. Foto generali delle zone indagate) e delle principali evidenze individuate e documentate.

    Tutte le immagini digitali dovranno essere denominate con un diretto riferimento all’OI e allae PA.

    Per la denominazione dei file digitali si veda allegato C.

    Le immagini digitali vengono archiviate nella banca dati della Soprintendenza; l’accesso in consultazione e il download dei file fotografici, allegati alle schede di Origine dell’informazione, di Partizione Archeologica e di Unità Archeologica, è consentito liberamente senza permessi autorizzativi specifici.

  • La documentazione grafica da consegnare in formato vettoriale .dxf, versione R12 e, opzionalmente, in altri formati aggiuntivi quali .dwg, .shp, .sdf, geodatabase, o altri correntemente in uso nell’ambito geo-topografico e delle applicazioni GIS, dovrà essere accompagnata da un elenco in formato pdf degli elaborati consegnati, contenente per ogni elaborato i seguenti metadati:

    • Autore/i del documento: [indicare il nome del redattore/i del documento]
    • Tipo del documento: [indicare uno tra i seguenti tipi di documento: Elaborati cartografici, Elaborati grafici di corredo]
    • Titolo: [indicare per ciascun elaborato se trattasi di: Posizionamento Topografico, Planimetria, Sezione, Prospetto, Assonometria, Modello 3D]
    • Descrizione: [breve descrizione del contenuto dell’elaborato grafico]
    • Riferimento ai codici SITAR: [indicare l’eventuale numero di OI-PA-UA già in possesso dall’utente]

     

    La documentazione grafica dovrà essere costituita dai seguenti elaborati:

    • Posizionamento topografico dell’area indagata e delle evidenze (consegna obbligatoria)
    • Planimetria generale dell’area indagata e delle evidenze (consegna obbligatoria)
    • Planimetrie di dettaglio delle evidenze (consegna obbligatoria)
    • Sezioni generali architettoniche
    • Sezioni stratigrafiche principali
    • Prospetti particolari delle strutture

    Tali elaborati vettoriali, a seconda dei casi, potranno essere contenuti all’interno di un unico file, oppure corrispondere ciascuno ad uno specifico file dedicato, (per la denominazione dei file digitali si veda allegato C Denominazioni convenzionali dei file).

    Tutti gli oggetti vettoriali contenuti all’interno di tali elaborati dovranno risultare georiferiti secondo il sistema di riferimento cartografico (cfr. sotto). Nei file CAD tutte le entità di tipo linea/polilinea dovranno essere bidimensionali e solo i punti altimetrici dovranno riportare anche il valore di quota assoluta come coordinata Z (cfr. infra).

    Ciascun elaborato vettoriale dovrà sempre contenere le geometrie e i punti quota relativi:

    • agli strati di riporto di età moderna e contemporanea
    • a ciascuna evidenza archeologica
    • alle litostratigrafie, se raggiunte dalle indagini

    e dovrà avere layer differenziati per ogni entità relativa all’Origine dell’Informazione, alle Partizioni Archeologiche e agli altri oggetti rappresentati nell’elaborato (cfr. infra).

     NB: Per qualsiasi intervento di indagine archeologica e/o geognostica condotto nel territorio di competenza della SSCol, dovrà essere sempre consegnato almeno il posizionamento topografico dell’area/e di intervento. Esso va redatto e consegnato anche nel caso in cui non siano state individuate evidenze di tipo archeologico,dunque anche nei casi di sondaggi che abbiano interessato unicamente strati di riporto di età moderna e contemporanea e/o litostratigrafie di base.

    Georeferenziazione e sistema di riferimento cartografico.

    Ai fini della georeferenziazione degli elaborati planimetrici vettoriali di inquadramento topografico e di dettaglio, e nelle more del successivo allineamento delle basi cartografiche pubbliche in uso all’interno del SITAR al dettato del D.P.C.M. del 10.11.2011 (adozione del nuovo sistema di riferimento geodetico nazionale ETRF2000 e popolamento del Repertorio Nazionale dei Dati Territoriali – RNDT), fino a nuove indicazioni tecniche, si dovrà ancora fare riferimento al sistema cartografico italiano piano “Gauss–Boaga, fuso Est”, istituito nel 1940, vigente fino al 2011 e reso obsoleto in forza del medesimo D.P.C.M.

    Ai fini della corretta georeferenziazione dei dati archeologici territoriali e del loro conferimento nella banca dati della SSCol, l’Ufficio SITAR potrà mettere a disposizione degli interessati alcuni stralci dei supporti cartografici pubblici attualmente in uso nel webGIS, previa richiesta formale da indirizzare direttamente al recapito di posta elettronica ssba-rm.gis@beniculturali.it dell’Ufficio SITAR e in copia conoscenza al Funzionario di zona.

    Nella mail dovranno essere specificate:

    • le ragioni della richiesta,
    • l’area di interesse designata per municipio, quartiere, località e/o zona urbanistica correnti,
    • il Funzionario responsabile dell’area,
    • il riferimento al progetto edilizio ovvero al contesto specifico di indagine archeologica o geognostica, restauro o studio, con i relativi riferimenti ai numeri di protocollo SSCol o altra classifica,
    • una dichiarazione di utilizzo degli stralci cartografici e dei dati di base forniti dall’Ufficio SITAR ai soli scopi esplicitati nella richiesta e per il successivo trasferimento delle informazioni nella banca dati della SSCol.

     Layer CAD e convenzioni da inserire negli elaborati vettoriali.

    Per la consegna degli elaborati vettoriali in formato .dxf, di seguito viene fornita la modalità di trattamento dei layer CAD e la loro specifica denominazione.

    Per la consegna opzionale di elaborati in formato .shp, .sdf, geodatabases, o altri correntemente in uso nell’ambito geo-topografico e delle applicazioni GIS, quanto di seguito viene dettagliato per i layer CAD del formato .dxf dovrà essere riportato secondo la logica propria di ciascun formato. In questi casi è necessario, infatti, che a ciascuna entità geometrica archiviata siano correlati anche gli attributi descrittivi utili per poter ricondurre i dati entro la logica propria del Sistema Informativo Territoriale Archeologico di Roma.

    All’interno di ciascun elaborato fornito in formato .dxf dovranno essere presenti i seguenti layer (i colori e gli spessori attribuiti ai singoli oggetti archiviati nei differenti layer restano a piena discrezione dell’autore):

    Capisaldi. Questo layer deve contenere esclusivamente i punti corrispondenti ai capisaldi di appoggio utilizzati durante il rilievo topografico sul campo: punti fiduciali, spigoli di fabbricati, capisaldi locali determinati a mezzo di GPS, GNSS, stazione totale, etc.

    Ciascun caposaldo dovrà essere rappresentato con le tre entità:

    • punto/simbolo,
    • etichetta denominazione
    • etichetta quota assoluta in metri s.l.m., quest’ultima desunta secondo quanto esplicitato nel report di survey topografico che deve accompagnare la documentazione delle indagini archeologiche o geognostiche.

    NB: Ogni caposaldo dovrà essere rappresentato da un solo punto, non dovranno pertanto essere presenti i punti presi per lo stesso caposaldo durante eventuali altre battute topografiche.

    Punti ausiliari (layer opzionale). Questo layer deve contenere i punti di aggancio topografico dei rilievi di posizionamento e di dettaglio, desunti da cartografie o da altri riferimenti sul posto, ad es. gli spigoli di fabbricati non coincidenti con altri punti fiduciali o di appoggio topografico ufficiali.

    – Quote Assolute. Questo layer deve contenere i punti altimetrici espressi in valori assoluti s.l.m. che risultino significativi per l’area di indagine o per altri elementi interni ed esterni di riferimento particolare Un unico layer dovrà contenere le tre entità punto/simbolo, eventuale denominazione e valore assoluto di tutti i punti quota riportati.

    Ciascun punto presente su questo layer dovrà essere rappresentato con le tre entità:

    • punto/simbolo,
    • etichetta denominazione
    • etichetta quota assoluta in metri s.l.m.

    Linee di sezione e prospetto. Le linee di sezione e di prospetto andranno tracciate in modo ben riconoscibile negli elaborati planimetrici di inquadramento e posizionamento topografico.

    OI ovvero Limite dell’area d’indagine. Questo layer dovrà contenere la polilinea/e 2D chiusa/e, oppure poligoni se si utilizzano altri formati geospaziali, che delimitano in pianta il perimetro dell’area/e d’indagine. L’estensione spaziale di ciascuna indagine effettuata dovrà comprendere il perimetro delle Partizioni Acheologiche documentate e descritte nella Documentazione Scientifica corrispondente. Il layer dovrà essere denominato “OI” più il Codice SITAR dell’Origine dell’Informazione, se già rilasciato da parte dell’Ufficio SITAR della SSCol, ad es: “OI_123456_Limite_Area_Indagine”.

    Alla/e polilinea/e o ai poligoni delle aree di indagine non devono essere assegnati valori altimetrici, né in forma di punti quota, né di valore di elevazione dei nodi o dell’intera polilinea, dal momento che essi dovranno essere archiviati in ciascun layer dedicato alle singole Partizioni Archeologiche, anche nel caso degli strati di riporto di età moderna e contemporanea e delle litostratigrafie di base (cfr. infra).

    Partizioni Archeologiche. I layer relativi alle Partizioni Archeologiche dovranno contenere la polilinea/e 2D chiusa/e, oppure poligoni se si utilizzano altri formati geo-spaziali, che delimitano in pianta il perimetro delle evidenze o insiemi di evidenze. Ogni layer dovrà corrispondere ad una Partizione Archeologica e dovrà essere denominato “PA” più il numero progressivo attribuito alla Partizione Archeologica dall’autore della Documentazione Scientifica, nell’ambito della compilazione della scheda riportata nell’allegato B.

    La caratterizzazione interna della Partizione Archeologica non deve essere inserita in questo layer, nel caso dovrà essere riportata sui layer dedicati alle Unità Stratigrafiche (cfr. infra).

    Su ogni layer, nello spazio interno a ciascuna polilinea 2D, dovrà essere riportata anche una selezione di quote che descrivano in modo significativo le altimetrie della Partizione Archeologica corrispondente. Tali quote dovranno essere rappresentate da un punto altimetrico vettoriale tridimensionale, al quale sarà attribuito, mediante la coordinata Z, il valore di quota assoluta (espressa sempre in metri s.l.m.) e un’etichetta di testo con il valore.

    Rappresentazione delle Unità stratigrafiche. Nel SITAR, al momento, non vengono inseriti i dati della stratigrafia archeologica, salvo casi particolari usati come primi casi studio.

    Tuttavia, nell’eventualità in cui si vogliano fornire anche i dati geometrici relativi alle Unità Stratigrafiche sarà possibile inserire all’interno dello stesso elaborato vettoriale che contiene le entità geometriche delle Partizioni Archeologiche, la polilinea/e 2D chiusa/e, oppure poligoni se si utilizzano altri formati geospaziali e i punti altimetrici relativi alle US.

    Ogni layer dovrà corrispondere ad una Unità Stratigrafica e dovrà essere denominato “US” più il numero attribuito da chi ha svolto l’indagine archeologica.

    Come per le Partizioni Archeologiche, nello spazio interno a ciascuna polilinea 2D, dovrà essere riportata anche una selezione di quote che descrivano in modo significativo le altimetrie dell’Unità Stratigrafica corrispondente. Tali quote dovranno essere rappresentate da un punto altimetrico vettoriale tridimensionale, al quale sarà attribuito, mediante la coordinata Z, il valore di quota assoluta (espressa sempre in metri s.l.m.) e un’etichetta di testo con il valore. Facoltativo

    È del tutto facoltativo inserire la caratterizzazione interna dell’US, nel caso si scegliesse di rappresentarla (è necessario fornire la relativa legenda), oltre al sedime, costituito dalla/e polilinea/e 2D chiusa/e, oppure poligoni se si utilizzano altri formati geospaziali, il perimetro di ogni US dovrà essere caratterizzato anche con l’impiego di una o più polilinee non chiuse ma tra loro coincidenti nei vertici comuni, secondo le normali convenzioni grafiche:

    • linea continua, per i limiti originali dello strato (i tagli e le depressioni della superficie dello strato saranno indicati con i c.d. “peli di pendenza”, ovvero achures)
    • linea tratteggiata, per i limiti non originari;
    • linea tratto-punto, per i limiti di scavo.

    Tutte le caratterizzazioni stratigrafiche delle US (polilinee aperte, achures e altri dettagli) potranno essere archiviate sullo stesso layer del poligono dell’US, così come i punti altimetrici 3D, la numerazione e etichetta di denominazione dell’evidenza stratigrafica.

    Analogamente, gli eventuali retini (pieni o a tratteggio) di campitura dell’US potranno essere archiviati in maniera analoga, oppure su un layer a parte per sole ragioni di praticità in fase di elaborazione dei file vettoriali, a piena discrezione dell’autore.

    Colori e spessori di poligoni, linee, punti e retini sono a scelta dell’autore, pur cercando di razionalizzare l’impiego della tavolozza colori e degli spessori rispetto ai diversi contesti cronologici (ad es.: tutte le US di età romana di colore rosso).

    Per le altre entità che si rendessero necessarie negli elaborati CAD forniti, si potranno osservare le seguenti indicazioni, per consentire una più agevole lettura dei dati geometrici e dell’elaborato complessivo, soprattutto ai fini dell’inserimento dei dati nel SITAR:

    Blocchi di entità ed oggetti. Negli elaborati definitivi non dovranno comparire blocchi di entità e oggetti non pertinenti ai fini dell’inserimento dei dati nel SITAR, fatta salva la necessità di raggruppare più US in unico blocco (ad es.: blocco = ‘Strutture di Età Romana), che però dovrà essere archiviato su un suo layer specifico (un es. può essere il seguente: le US 100, 103, 200, 205 e 500 vengono disegnate e archiviate ciascuna sul proprio layer di riferimento, poi raggruppate nel blocco ‘Strutture di Età Romana’, a sua volta archiviato su un layer dedicato con analoga denominazione).

    Immagini di sfondo in formati raster. In presenza di immagini raster .Jpg, .Tif., .Bmp, etc. (cartografia storica, immagini satellitari, ortofoto, etc.), che vengano inserite nei file cartografici come oggetti Cad e quindi fornite su supporto rigido insieme all’elaborato vettoriale, le relative cornici di referenziazione dovranno essere archiviate su singoli layer, ciascuno connotato da una chiara denominazione che permetta un agevole riconoscimento della base cartografica o fotografica raster di cui esso archivia il riferimento.

    Tutti i layer generati a tal fine dovranno essere denominati con il prefisso “RASTER” seguito dalla sigla, codice o dall’abbreviazione ritenuti più opportuni ed eloquenti.

    In alternativa, si potranno fornire le stesse immagini raster corredate del world file

    corrispondente, salvate nei formati di interscambio GIS correnti (anche geo-TIFF e Jpeg2000).

    Report di survey topografico (elaborato opzionale).

    Monografie dei caposaldi (elaborati opzionali).

  • Per ulteriori dettagli o informazioni si prega di contattare l’Ufficio SITAR della SSCol all’indirizzo: archeositarproject@beniculturali.it, (tel. 06-48020231/277).

    Su richiesta specifica degli interessati, si potranno definire appositi incontri informativi personalizzati per i quali l’ufficio SITAR si rende disponibile presso la sede di Palazzo Massimo.

  • Altre risorse informative utili sono reperibili ai links:

  • SERLORENZI, M. (ed.) (2011) SITAR – Sistema Informativo Territoriale Archeologico di Roma. Atti del I Convegno. Roma, 2010. Roma: Iuno Edizioni. [http://beniculturali.academia.edu/ProgettoSITAR/Atti-del-I-Convegno-di-Studi-SITAR-2010], cfr. in particolare il contributo sulle definizioni delle classi logiche del SITAR, al link dedicato.

    SERLORENZI, M., FRONZA, V., DE TOMMASI, A., VARAVALLO, A., LOCHE, M., SANTAMARIA, M. (2011) Un modello dati per la conoscenza delle architetture di interesse archeologico e la sua implementazione in SITAR. In: CECCHI, R. (ed.), Roma Archæologia. Interventi per la tutela e la fruizione del patrimonio archeologico. Terzo rapporto. II. Roma: Electa. p. 514-531. [https://www.researchgate.net/publication/260143312_Un_modello_dati_per_la_conoscenza_delle_architetture_di_interesse_archeologico_e_la_sua_implementazione_in_SITAR]

    SERLORENZI, M., DE TOMMASI, A., RUGGERI, S. (2012) La filosofia e i caratteri Open Approach del Progetto SITAR – Sistema Informativo Territoriale Archeologico di Roma. Percorsi di riflessione metodologica e di sviluppo tecnologico. In: CANTONE, F. (ed.) ARCHEOFOSS. Open Source, Free Software e Open Format nei processi di ricerca archeologica. Atti del VI Workshop.  Napoli 2011. Napoli: Naus Editoria. p. 85-98. [http://www.naus.it/public/Archeofoss.pdf]

    SERLORENZI, M., LAMONACA, F., PICCIOLA, S., CORDONE, C. (2012) Il Sistema Informativo Territoriale Archeologico di Roma: SITAR. Archeologia e Calcolatori. 23. p. 55-75. [http://soi.cnr.it/archcalc/indice/PDF23/02_Serlorenzi_et_al.pdf]

    SERLORENZI, M. (ed.) (2013) ARCHEOFOSS. Free, Libre and Open Source Software e Open Format nei processi di ricerca archeologica. Atti del VII Workshop.  Roma, 2012. Archeologia e Calcolatori. Supplemento 4. Firenze: All’Insegna del Giglio. [http://www.progettocaere.rm.cnr.it/databasegestione/open_block_pages_sup. asp?IDyear=2013-01-01]

    SERLORENZI M., JOVINE I. (2013) (ed.) SITAR. Sistema Informativo Territoriale Archeologico di Roma. Atti del II Convegno. Roma, 2013. Roma: Iuno Edizioni. [https://beniculturali.academia.edu/ProgettoSITAR/Atti-del-II-Convegno-di-Studi-SITAR-2011]

    SERLORENZI, M. AND LEONI, G. (ed.) (2015) III Convegno SITAR. Il SITAR nella Rete della Ricerca Italiana. Verso la conoscenza archeologica condivisa. Roma, 2013. Archeologia e Calcolatori. Supplemento 7, 2015. Firenze: All’Insegna del Giglio. [http://www.progettocaere.rm.cnr.it/databasegestione/open_block_pages_sup.asp?IDyear=2015-01-01]

  • da integrare

  • in corso di completamento e integrazione